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Petrosinella

Lunedì 20 luglio 2026 – ore 21.00

PETROSINELLA dei Fabula Lucana

Fiaba in musica da “Lo cunto de li cunti” di G.B. Basile

Milena Orlandi – voce

Salvo Nigro – buzuki, tamburo e flauti

Lorenzo Melchiorre – chitarre

Giuseppe Volpe – fisarmonica

Musiche di Salvo Nigro

Testi e adattamenti di Milena Orlandi

 

Il letterato napoletano Giambattista Basile fu nominato nei suoi ultimi anni governatore di Giugliano (Napoli) da Galeazzo Pinelli, Duca di Acerenza, al cui servizio restò, nella terra di Basilicata, fino al 1632, allorquando perse la vita durante un’epidemia di influenza.

Poco dopo sua sorella Adriana, nota e bravissima cantante dell’epoca, favorì la pubblicazione postuma di opere inedite del Basile fra le quali la più importante ed innovativa: Lo cunto de li cunti.

Quest’ultima, scritta in dialetto o – forse meglio – in lingua napoletana, nacque come opera destinata al passatempo o trattenemiento dei cortigiani nel momento rituale del dopo-pranzo allorquando – all’interno delle piccole corti napoletane – iniziavano per i commensali ancora altri divertimenti quali vari “spettacoli minimi” (balli, giochi, canzoni, letture, recitazioni di micro-azioni teatrali). 

Tutto ciò al fine di sollecitare i piaceri liberatori del riso nei cortigiani, i quali così partecipavano, in rassicurante distanza, ad avvincenti narrazioni ricche di metafore e modi di dire del parlato corrente, piene di suspence e pathos in cui comparivano fate, orchi, orche e maghi; nuove figure che, attraverso il Basile, si accampavano per la prima volta, e definitivamente, sulla ribalta della società letteraria.

Il testo, che si prestava alle integrazioni e ai commenti degli ascoltatori durante le sue recitazioni pubbliche, può oggi esser considerato un copione teatrale e, del pari, un’opera comica, ma anche un lavoro – maestoso! –  in cui confluirono organicamente racconti di tradizioni orale, ben cinquanta, dieci per ognuna delle cinque giornate in cui il testo, il Pentamerone per l’appunto, si dipana.

I racconti in esso contenuti, oggi definiti “fiabe barocche”, sono indiscutibilmente all’origine del genere del racconto fiabesco poi ampiamente diffusosi nei paesi europei nonché la fonte, dichiarata e non, del lavoro fatto non solo da C. Perrault, prima, ma anche, a ben due secoli di distanza, dai fratelli Grimm i quali infatti attinsero a piene mani da Lo cunto de li cunti per realizzare alcune delle loro famosissime fiabe, ben più note rispetto alle primigenie fiabe del “nostro” Basile!

L’ambientazione del Cunto è fra la Campania e la Basilicata, dato territoriale che in noi ha generato affascinanti risonanze, ulteriormente muovendo la nostra fantasia e motivando la nostra rielaborazione di Petrosinella, prima fiaba della seconda giornata.

Petrosinella – il cui schema è in larga parte rinvenibile nella più recente e più conosciuta Raperonzolo (Rapunzel in tedesco) dei predetti fratelli Grimm – viene rappresentata sostanzialmente nella sua originaria costruzione e musicata con canzoni e brani originali a firma del musicista siciliano Salvo Nigro.

Lo spettacolo è costruito integralmente su tali musiche, cantate e non, le quali avvolgono ed innervano l’intera fiaba, ricalcando, seppur con qualche licenza, le forme strutturali in voga al tempo della scrittura dell’opera.

Il tutto, con la finalità di rievocare le antiche atmosfere anche grazie all’utilizzo di strumenti a corda quali chitarra e bouzouki nonché di flauti (traverso e dolce) e tamburi, impreziositi dall’ampio tappeto sonoro intessuto dalla fisarmonica. 

Quanto al testo, accattivante ed efficace ci è parsa l’alternanza della sua traduzione italiana a quello originale nel ben più icastico napoletano, quest’ultimo allora rivoluzionariamente adottato dal Basile in ambito narrativo e letterario; la plurilingue società di allora prevedeva infatti l’uso del latino per il diritto, la ricerca scientifica e la didattica universitaria, l’utilizzo dello spagnolo per la burocrazia e, nella corte, della lingua letteraria italiana e dello spagnolo stesso.

Tale “adattamento misto” è valso allo scopo di conservare veracità e godibilità dell’ascolto, contestualmente garantendo l’intelligibilità del testo attraverso il prevalente utilizzo della sua traduzione in italiano.